Madrid, 29 Novembre 2024
Quando sono partita per Madrid, non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Sapevo solo che avremmo parlato di musica, danza e creatività… ma non immaginavo che quella settimana sarebbe stata così intensa, emozionante e trasformativa. Appena arrivati siamo stati accolti dalle famiglie ospitanti. All’inizio ero un po’ in imbarazzo, avevo paura di non riuscire a parlare bene in inglese o di non trovarmi a mio agio. Invece già la prima sera ho capito che questo viaggio sarebbe stato diverso: la famiglia che mi ha accolta era calorosa, curiosa, e mi ha fatto sentire subito parte di qualcosa. Il primo giorno abbiamo visto uno spettacolo pazzesco: WAH Madrid, un mix di musica, cibo e teatro che raccontava la storia della musica nel mondo. C’era energia ovunque, e già lì ho sentito che la musica può essere davvero un linguaggio universale.
Ma è dal lunedì che è iniziato il vero viaggio. Nel laboratorio di danzaterapia, abbiamo imparato a lasciare parlare il nostro corpo. Niente parole, solo movimento, emozione, ascolto. Era stranissimo all’inizio, ma poi è diventato liberatorio. Ho capito quanto poco conosciamo davvero noi stessi e gli altri, se non impariamo a fermarci e sentire. Poi c’è stato il laboratorio di samba brasiliana. Abbiamo suonato, ballato, riso tantissimo. Ma la cosa più bella è stata imparare a stare nel ritmo degli altri: ascoltare, adattarsi, creare insieme. Ogni attività aveva un senso più profondo di quanto pensassimo. A scuola abbiamo anche scritto testi, mischiato parole e musica, e realizzato un video finale con regista e videomaker. Raccontavamo chi siamo attraverso la musica. E mentre lo facevamo, ci scoprivamo più simili di quanto pensassimo: italiani, spagnoli, francesi… tutti adolescenti che cercano un modo per dire chi sono. Non dimenticherò mai lo spettacolo di flamenco: intenso, potente, pieno di passione. O la cena della paella cucinata tutti insieme. O la serata dei giochi dove ci siamo detti “grazie” in tutte le lingue che conoscevamo. Alla fine, ho portato a casa molto più di ricordi: ho imparato ad avere fiducia in me, a lavorare in gruppo, a lasciarmi andare. Madrid ci ha insegnato che l’arte può unire, curare, raccontare chi siamo, anche quando ci mancano le parole. Tornerò a casa diversa, e spero che ogni scuola possa vivere qualcosa di simile.
Lucia, studentessa di Madrid


