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Fare cinema nella culla del cinema a Parigi

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Fare cinema nella culla del cinema a Parigi

Parigi, 13 febbraio 2025

Parigi non è solo la città della bellezza. Per noi docenti, durante la settimana del progetto EducART, è diventata la città delle possibilità. Non solo perché abbiamo visto i ragazzi creare un cortometraggio in pochi giorni — cosa già di per sé incredibile — ma perché li abbiamo visti trasformarsi, crescere, allenare competenze senza nemmeno rendersene conto. Il nostro obiettivo, come insegnanti, era chiaro: offrire un contesto di apprendimento reale, vivo, dove le life skills — quelle competenze personali e relazionali di cui tanto si parla ma che raramente trovano spazio — potessero emergere. E ci siamo riusciti, grazie all’arte. La settimana è cominciata con l’incontro tra studenti di Italia, Francia e Spagna. All’inizio c’era timidezza, qualche barriera linguistica, la classica paura del nuovo. Poi è bastato entrare in laboratorio: un esercizio di scrittura creativa, un gioco teatrale, una ripresa in esterna… ed eccoli, quei muri si sono sgretolati. Hanno iniziato a parlare con gli occhi, i gesti, le risate. Ogni giorno era una sfida. Scrivere una sceneggiatura insieme, decidere chi avrebbe fatto cosa, provare a mettersi nei panni di un regista o di un attore, accettare i feedback, ricominciare. Ma quello che mi ha colpito è che nessuno si è tirato indietro. La collaborazione è diventata spontanea. La resilienza si è vista nei momenti in cui le scene non funzionavano e i ragazzi cercavano insieme soluzioni. L’empatia si è costruita sul campo, quando si trattava di ascoltare un’idea diversa o supportare un compagno in difficoltà. La città, con i suoi scorci iconici, ha fatto da cornice perfetta. Girare nei quartieri di Montmartre, al Trocadéro o nei parchi ha dato a tutto un respiro autentico. E ogni luogo diventava un pezzo della loro storia comune. Ma il momento più emozionante, almeno per me, è arrivato alla fine, quando abbiamo rivisto il cortometraggio insieme. Guardare i loro volti — fieri, commossi, consapevoli — è stato come assistere al raccolto dopo mesi di semina. Perché dietro quei cinque giorni intensi c’erano anni di scuola, tentativi, fallimenti e riprese. E lì, per la prima volta, tutto aveva preso senso. Parigi ci ha regalato molto più di un’esperienza internazionale. Ci ha dato un modello. Una prova concreta che, se ben guidata, l’arte non è solo espressività: è una leva potente per l’apprendimento, per l’autonomia, per il benessere. Come insegnante, torno con una certezza: abbiamo bisogno di più scuola così e di più docenti che ci credano. Più esperienze vere. Più luoghi dove la creatività incontra la crescita.

Katia, docente di Parigi